Baglini alla Scala suonerà Schumann. Per correre? L’ultimo tempo del Quintetto

Foto Pierluigi Benini
Foto Pierluigi Benini

Maurizio Baglini, pianista, maratoneta e soprattutto un grande amico. Di lui mi piace l’immensa modestia, nonostante sia un artista di fama internazionale, la simpatia e la curiosità unita a un grande talento. Basta sentirlo suonare, appena si mette al pianoforte tutto cambia attorno a lui. Se non ci credete, andate ad ascoltarlo e rimarrete sbalorditi. Per chi non lo sapesse, fra i tanti concerti ce n’è uno davvero speciale, quello al Teatro alla Scala di Milano, in calendario il prossimo 18 maggio, al quale non mancherò.

«Suonerò il Quintetto opera 44 di Robert Schumann insieme al quartetto della Scala. Un capolavoro del romanticismo. Pezzo difficilissimo, ma altrettanto meraviglioso».

Suggeriresti queste melodie per un allenamento?

«Consiglio sempre di correre senza ascoltare musica, ma per chi ne avesse bisogno, ovviamente prediligo quella classica, visto che è la musica di cui mi occupo. Di questo Quintetto, in una ipotetica compilation, proporrei l’ultimo tempo, per un maratoneta regolare. Direi invece il terzo movimento per uno scattista. Penso però che il maggiore spunto di ispirazione per un corridore sia dato dalla musica di Beethoven, genio assoluto del ritmo come dimensione emotiva».

Il musicista che cos’ha in comune con il runner?

«Il ritmo, la concentrazione, la passione per la pazienza di assaporare un traguardo che arriva al culmine di uno sforzo prolungato».

Attualmente ti stai preparando per qualche gara?

«Farò la maratona di Amsterdam il prossimo ottobre, quindi sono in fase di corsa costante, direi minimo quattro volte alla settimana, spesso anche cinque, con chilometraggio compreso fra i dieci e i 22 km alla volta. Concilio il mio lavoro con la corsa semplicemente considerando la corsa parte integrante della mia attività di artista. Se corro, suono anche meglio. Provato scientificamente ed artisticamente».

In quale momento della giornata preferisci allenarti?

«Nella cosiddetta pausa pranzo, oppure la sera dopo le 18.30, ma spesso mi capita di dovere uscire all’alba».

C’è un artista-musicista con cui ti piacerebbe correre una maratona?

«Gianni Morandi! Però devo dire che ci sono alcuni colleghi della musica classica con cui ho corso: Clemens Weigel, violoncellista dei Berliner Philarmokiner, ad esempio. Sogno poi di correre una maratona insieme ad un grande campione che faccia da pacer».

Tra tutti i compositori del passato quale, secondo te, avrebbe potuto essere un buon runner? 

«Brahms, a giudicare da come amava la montagna. Beethoven, poi, per la forte pulsazione ritmica che sapeva sprigionare nelle sue composizioni. Quando corro, ho spesso in testa la musica di Beethoven. In testa, non nelle orecchie: corro senza ascoltare musica, o meglio, corro ascoltando la musica dentro di me».

Cosa significa per te la corsa?

«Il miglior modo di trascorrere il tempo libero e ammirare la natura. Il miglior modo di curare il mio benessere».

Potresti farne a meno?

«No, penso proprio di no. Se un domani non potessi più correre per un qualsiasi motivo, vorrei potere comunque fare sport, ma faccio fatica a pensare alla mia vita senza il running».

Maurizio Baglini al piano