Non ho corso la Monterosa Walserwaeg. Eppure, l’ho vissuta intensamente, come solo chi osserva con attenzione, curiosità e rispetto può fare. L’ho seguita da vicino, passo dopo passo, parola dopo parola, lasciandomi attraversare dalle emozioni di chi quella fatica l’ha messa tutta nelle gambe.
Lo scorso fine settimana il massiccio del Monte Rosa si è acceso di energia, grazie alle quattro gare della Walserwaeg, ognuna con un’identità precisa, ognuna con il suo modo unico di raccontare il territorio e mettere alla prova chi corre. C’erano distanze diverse, dalle più corte alle ultra, ma lo spirito era comune: attraversare luoghi che parlano di natura autentica, di tradizioni antiche, di montagna vera.
Dietro le quinte, ma neanche troppo, c’era Franco Collè. Il suo sguardo era ovunque, presente in ogni dettaglio, in ogni decisione. Non è solo un campione, Franco: è un simbolo di appartenenza. A queste montagne, a questo modo di vivere il trail, fatto di passione, concretezza e rispetto.
A rendere ancora più speciale l’evento, la presenza di Catherine e Michel Poletti, fondatori dell’UTMB (è stato emozionante conoscerli e potere parlare degli esordi con Catherine!). La loro stretta di mano con Franco ha sancito una partnership importante, che proietta la Monterosa Walserwaeg dentro il circuito mondiale più prestigioso del trail running. Un riconoscimento meritato, che valorizza il lavoro fatto fin qui e apre scenari entusiasmanti per il futuro.

Eccomi ad Aosta, poco prima dello start della gara più lunga, con Catherine Poletti, fondatrice dell’UTMB
IL CASTELLO DELLE FIABE
In mezzo a tutto questo movimento, mi sono concessa anche qualche momento per scoprire il territorio con occhi diversi. Sono salita fino al Castello della Regina Margherita di Savoi, a Gressoney-Saint-Jean.
Una dimora elegante, internamente quasi tutta in legno e con diversi mobili dell’epoca, che racconta un pezzo di storia in un contesto da cartolina. Guardando fuori dalle sue finestre, mi sono chiesta quante volte anche la regina si sia lasciata incantare da quelle vette, da quei silenzi.
Pensate che venne realizzato per volere della regina Margherita che soggiornava nel luogo sin dal 1889 (l’architetto che lo progettò è Emilio Stramucci). Il maniero (molto eclettico) sorge nella località Belvedere, da cui domina tutta la vallata fino al ghiacciaio Lyskamm. Ha cinque torrette perimetrali, una diversa dall’altra, ed è in pietra grigia locale. Del Castello ho potuto visitare due piani (la visita avviene in gruppoa orari prestabiliti, scortati da una guida che ne spiega la storia e gli ambienti): il pianterreno e il piano nobile raggiungibile da una piccola e ripida scala secondaria (lo scalone monumentale elicoidale fatto in legno incurvato a vapore non è percorribile).
LA MIA CORSA A GRESSONEY LA TRINITé
E poi, la domenica – ultimo giorno di gare – ho calzato le scarpe da corsa. Mi sono svegliata presto e ho indossato il kit ASICS che mi aveva dato qualche mese fa composto da: giacca anti pioggia, pantaloncini, t-shirt e Asics Gel Trabuco 13, una scarpa robusta e resistente, ideale per chi deve macinare molti chilometri su e giù per le montagne.
Non dovevo competere, ma volevo sentirmi parte di quella magia, almeno un po’ e conoscere il territorio passo dopo passo. Così ho corso nel paese fiabesco di Gressoney-La-Trinité, tra casette in legno, balconi fioriti, sentieri profumati e scorci che sembravano usciti da un libro illustrato. Correre lì è stato come entrare in una dimensione parallela, dove il tempo rallenta e il respiro si fa più profondo.
No, non ho corso la Monterosa Walserwaeg. Ma in qualche modo, è come se lo avessi fatto seguendo i suoi protagonisti e raccogliendo le loro storie. Perché alcune gare non servono per collezionare medaglie, ma per ricordarci perché amiamo così tanto questo mondo.
Foto di Tommaso Gallini
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Un abbraccio e buone corse!







