Le scarpe vecchie? Non buttiamole

Le scarpe da running vecchie? Non buttiamole… Potrebbero diventare un giardino o una pista d’atletica.

Proprio così… Da alcuni anni Nicolas Meletiou, managing director di ESO Società Benefit arl, runner appassionato, ha realizzato il progetto di raccolta e riciclo delle scarpe sportive in Italia e in Europa chiamato Esosport (nato da un’idea condivisa con Marco Marchei e Fulvio Massini).

Minimizzare l’accumulo dei rifiuti in discarica e innescare nelle persone la convinzione che è possibile, non solo riciclare, ma anche ottenere, dal ciclo del riciclo, materia prima utilizzabile per nuovi scopi.

Nicolas ci spiega in che cosa consiste il progetto…

Come funziona il riciclo?

«Ritiriamo le scarpe come rifiuto e le conserviamo in un centro di stoccaggio, poi le portiamo nel nostro centro dove le trituriamo: suola, tomaia, lacci, non scartiamo niente. Ne ricaviamo una gomma che viene unita con delle resini per farla diventare anti-caduta o adatta per la pista d’atletica».

Quante scarpe avete raccolto finora?

«Difficile dire il numero perché sono i chilogrammi che fanno la differenza. E ad oggi sono circa 60 mila i kg di di scarpe ritirate».

La città più attiva? «La prima città ad avere creduto nel progetto è stata Genova, dove abbiamo costruito finora quattro giardini di Betty (intitolati alla moglie, Elisabetta Salvioni Meletiou, scomparsa prematuramente, che lo ha affiancato nell’ideazione e nella gestione di Esosport fino al 2011)».

Com’è nata invece la realizzazione di piste d’atletica?

«A Roma ho conosciuto Manuela Olivieri, moglie di Pietro Mennea, ed è nata l’idea di fare la pista di Pietro. In realtà per il momento stiamo mettendo a punto una pista-prova di 60 metri (distanza cara al grande atleta di Barletta, su cui ha un personale di 6”68), dove i ragazzi potranno confrontarsi e cercare di battere il suo record . Sarà realizzata nelle scuole che hanno incamerato il materiale e dai Comuni che ne hanno fatto richiesta».

Quante scarpe ci vogliono per creare una pista lunga 60 metri, larga due, con una corsia?

«7.200 scarpe».

Il colore? «Deriva dalla triturazione delle scarpe, non è un colore definito. Le piste in genere vengono realizzate in rosso o blu perché i due colori sono refrattari ai raggi uvb del sole che non li scurisce. L’idea è di lasciarle naturali, ma occorrerà verificare quali sono le richieste delle varie federazioni dato che è un progetto che vorremmo presentare alla IAAF».

Chi vuole contribuire donando le proprie scarpe come può fare? «Deve raccogliere le scarpe e portarle al negozio o al Comune che ha sottoscritto con noi la convenzione per la raccolta. Tutto è fatto senza scopo di lucro, l’unica cosa che chiediamo all’amministrazione o al negoziante è una partecipazione alle spese per il trasporto del materiale presso il nostro centro di stoccaggio».

Per maggiori informazioni potete visitare il sito di Esosport.