Partecipare all’Ultra Sky Running Madeira è stata un’esperienza indimenticabile, un viaggio tra le meraviglie naturali e le sfide personali. Fin dal momento in cui ho deciso di iscrivermi, sapevo che sarebbe stata un’avventura fuori dal comune. L’isola di Madeira, ubicata in mezzo all’Oceano Atlantico e considerata (a ragione) il “Giardino d’Europa”, con i suoi paesaggi mozzafiato e i suoi sentieri impervi, rappresentava il palcoscenico perfetto per mettermi alla prova.
Le distanze che potevo scegliere erano quattro: 45 chilometri, la Madeira Sky Race (la gara regina), con pendenze ripide di 3600D+ e un elevato livello tecnico in termini di skyrunning, la Santana Sky Race di 22 chilometri, la Furao Sky Race di 12 chilometri, e il Santana Vertical Kilometer, tutte e quattro con un importante dislivello, per rendere le competizioni adrenaliniche e verticali.
Inizialmente ho optato per la gara intermedia di 22 chilometri, poi però ho cambiato con la short non essendo riuscita ad allenarmi adeguatamente nei mesi precedenti. Peccato perché su consiglio del campione del mondo di sky running Cristian Minoggio, avevo anche fatto un corso di arrampicata che mi avrebbe aiutato nelle parti più ripide. Il corso mi è comunque in parte ornato utile nella competizione corta, dato che presentava tratti non facili che richiedevano una certa agilità per mantenere l’equilibrio.
Ma eccomi ai nastri di partenza, a un paio di chilometri da Santana, il comune che ospita l’evento, situata sulla costa nord-est di Madeira, e famosa per le casette tipiche dell’isola di colore bianco e rosso e dai tetti di paglia spioventi, le cosiddette “casas de colmo”, accanto al resort Quinta do Furao, da cui si gode un panorama mozzafiato sull’oceano.
Lo start, ma non prima di avere salutato l’amico e collega portoghese Miguel di Trail-Running.pt, anche lui impegnato nella mia stessa gara. Lascio presto la strada asfaltata per immettermi in un sentiero che si inerpica su per le montagne. E nel giro di pochi minuti mi ritrovo immersa in una vegetazione fittissima e verdissima, punteggiata da fiori rosa, fucsia e viola.
L’inizio è stato elettrizzante. Il percorso reso scivoloso dalla pioggia della sera prima, si snodava attraverso foreste lussureggianti, e viste spettacolari sull’oceano. La fatica era costante, ma ogni volta che alzavo lo sguardo, la bellezza del luogo mi dava la forza di andare avanti.
Sono stata letteralmente catapultata in un mondo di bellezza naturale, dove gni passo, ogni chilometro, svelava panorami magici.
Ancora una manciata di chilometri e oltre alla pioggia è arrivata anche la nebbia.
Ho corso tra la pioggia e uno strato spesso di vapore, circondata da una biodiversità ricca e sorprendente. Poi all’improvviso il verde è sparito e mi sono ritrovata a correre su una stradina asfaltata. La runner portoghese con cui ho fatto coppia per un po’ ha allungato il passo, io no perché il mio GPS diceva che mancava ancora più di un chilometro, e invece… Una curva secca e mi sono ritrovata sotto una serie di archi gonfiabili. Lo speaker ha annunciato il mio nome “Irene is crossing the finish line”, “Irene sta tagliando il traguardo”. Arrivata!
Ho visto Tommaso, mio marito, e gli ho detto: “Ma come, sono già arrivata?”. E poco dopo un volontario mi ha messo la medaglia al collo. Bagnata come un pulcino, con il sudore mixato alla pioggia, ero stanca ma soddisfatta e felice.
Avevo completato la prova. L’isola, con la sua bellezza selvaggia e le sue sfide, mi aveva regalato un’esperienza che porterò per sempre nel cuore.
L’anno prossimo mi preparerò meglio e correrò la 22 chilometri!
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Un abbraccio e buone corse!
Irene
Fotografie di Tommaso Gallini






