Stefano Petranca: i piedi sono i miei occhi

Stefano Petrarca e Irene Righetti - Foto running post
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Correre e fare sport è un diritto di tutti, e Stefano Petranca me lo ha fatto capire bene. L’ho conosciuto per caso, e n’è nata un’amicizia.

Lui ha 42 anni, è di Corigliano d’Otranto (Lecce), e di professione fa il centralinista per il Comune di Maglie, e non ci vede.

Ci siamo allenati insieme per 3 chilometri (uniti da un cordino al polso), sulle Mura di Ferrara, aspettando la Ferrara Marathon; gli ho fatto da guida indossando la pettorina gialla (quella che vedete nella foto) in modo da rendermi visibile.

È faticoso sapete perché oltre a guardare dove mettere i piedi e a schivare le persone, devi comunicare se appunto ci sono degli ostacoli , dei falsipiani, ecc. in più devi tenere il suo passo e non è esattamente facile visto che quando è in “scarico” corre a 4’20” al km.

Stefano mi ha fatto commuovere ad un certo punto, quando con un filo di voce mi ha detto: «Purtroppo non vedo nulla, è così, e posso solo immaginarmi la bellezza che avete attorno grazie alle vostre descrizioni».

Perché ha la retinite pigmentosa (la stessa malattia della cantante Annalisa Minetti), che nel corso degli anni l’ha portato a scorgere solo delle ombre. Però non è uno che si piange addosso e come se niente fosse ha preso parte a gare molto impegnative come maratone, la 100 km del Passatore, competizioni di triathlon, duathlon, e di trail-running, e ieri ha corso anche la Ferrara Marathon, insieme alla sua guida, Cristian Mega, chiudendo in 1 ora e 51 minuti (non il suo miglior tempo ma a causa del caldo e umido ha avuto problemi di debolezza muscolare).

 

Stefano petranca e Cristian mega alla Ferrara Marathon - Foto Benini per Running Post

Stefano Petranca e Cristian Mega tagliano il traguardo della Ferrara Marathon – Foto Benini I due runners erano uniti da un cordino di 30 – 40 centimetri.

 

«La guida dev’essere molto lucida perché mi deve segnalare eventuali ostacoli, anomalie del manto stradale, ecc. Io dico sempre che ci unisce la passione, e che io metto il cuore e lui gli occhi».

Un ruolo molto importante, ma non sempre è facile trovare chi accompagna Stefano.

«Ci sono ancora poche persone che hanno questo ruolo così importante, molte volte devo correre sul tapis roulant perché non riesco a trovare chi si allena con me ».

Certamente non corre piano, e la guida dovrebbe essere un po’ più veloce di lui.

«La guida spende molte energie con me, per questo motivo dovrebbe essere un po’ più forte del sottoscritto. Gareggio per stare bene e per portare il messaggio che lo sport è un diritto di tutti. Per questo faccio parte di un’associazione chiamata “A.S.D. Mollare Mai” che sprona i ragazzi diversamente abili a praticare attività motoria».

Qual è la difficoltà maggiore che incontri quando corri?

«Consumo molta energia perché i miei piedi sono i miei occhi, è come se avessi dei fuochi ardenti a terra. Devo stare sempre attentissimo, mi concentro sull’appoggio del piede, ecc. Pensa che ho fatto anche gare di trail in montagna e non sono mai caduto, a differenza di altri che ci vedevano perfettamente».

C’è un modo per candidarsi a guida?

«Ci si può registrare sul sito “Disabili in corsa”, dando la propria disponibilità, io spesso ho trovato lì chi mi accompagnava nelle gare in giro per l’Italia».

Sei nato vedendo i colori, oggi invece scorgi solo delle ombre.

«Purtroppo la retinite pigmentosa è una malattia progressiva che porta alla cecità assoluta; ma non posso lamentarmi, in questa situazione la mia famiglia (ha due figli) e la corsa mi aiutano tantissimo».

Grazie Stefano per avermi aperto il tuo cuore e per la forza che sei riuscito a trasmettermi. Grazie, grazie, grazie!

 

Foto di Pierluigi Benini

 

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