Se corri per il crono…

New York City - Foto Pierluigi Benini per Running Post

Corri per il crono, per fare il tempo, per migliorarti, per battere te stessa e l’avversaria.

A lungo la mia antagonista è stata una biondina; si chiamava Cinzia, e andava forte, davvero forte e sapevo che quando c’era lei ero destinata ad arrivare seconda. Un giorno però decisi che ne avevo abbastanza.

Regionali, 3 km, fango, scarpe chiodate, corsa campestre. Ripetevo la frase che un giorno papà Fabio mi gridò: «guarda che lei fatica come te». Che sia vero? Il cuore scoppia, le gambe gridano, il sudore cola. Ci provo. Zampata in curva. Strappo. Accelero. Stringo i denti. Bye-bye. L’avevo battuta.

 

Irene Righetti alla NYCM - Foto Running Post

Eccomi alla mia prima maratona: New York 2013

 

Analisi, killer instinct, obiettivo tempo, motivazioni

Ho corso guardando il cronometro a lungo perché è bello vincere, un po’ meno perdere, ma è figo potersi confrontare con gli altri, ma anche con se stessi, e mettersi alla prova. Se fallisci ti analizzi, cerchi di capire il perché e il per come. Provi a raddrizzare il tiro se fallisci, a fare meglio la volta successiva.

Poi un giorno… Capisci che non te ne importa più un fico secco di perdere o di vincere. Hai perso il killer instinct ?!? Chissà, ma in fondo non t’importa perché continui ad avere una voglia matta di correre. Così corri semplicemente perché ti piace, stai bene, vuoi restare in forma e contagiare con la tua passione altri, magari chi si lamenta dei chiletti in più o chi vuole muoversi ma non sa che cosa fare.

E scopri che c’è anche chi non ti capisce più, «ma come corri perché ti piace o per visitare una città?» Uno di questi è mio papà, che se non si dà un “obiettivo tempo” non corre neppure, meglio – dice – non faticare. Non concepisce il correre senza un perché. Ma il perché c’è, è solo differente dal suo.

Se corri la maratona in 4 ore o giù di lì

C’è anche chi dice: «non capisco chi termina una maratona in 4 ore». Ma come, ho chiuso la maratona di New York in 4 ore e 20 minuti?!? La maratona non è mai stata il mio obiettivo, la mia distanza preferita, ma fatico a comprendere chi sentenzia che non vale la pena correre a un ritmo di un certo tipo. Qual è il ritmo giusto?!? Sei forse un top atleta da 2h05’? !? Certo non bisogna scivolare nell’eccesso opposto, perché restare sulle gambe per tante ore non è salutare per le nostre ginocchia, ma due maratone all’anno, a qualsiasi andatura si possono fare.

 

Kathrine Switzer e Irene Righetti nel 2013 - foto P. Beninii per running post

Eccomi nel 2013 con Kathrine Switzer e l’amica

 

Il significato di una 42 km

Terminare una maratona è un’impresa e talvolta chiuderla ha un significato profondo: di rinascita, cambio pagina, chiusura di un cerchio. Significa dire “cavoli ce l’ho fatta”, sono anche io un po’ wonder woman, o un super man, non mi sono arresa, ho sofferto, tanto, ma alla fine quel maledetto-benedetto traguardo l’ho tagliato.

Sì, sono la maratoneta delle 4 ore 20 minuti, ma lo sapevi che Kathrine Switzer ha corso la prima maratona, quella di Boston, con il mio stesso tempo?!? Era il ’67 e le donne non potevano ancora correre 42 km e 195 metri. Quel gesto coraggioso aprì un varco e fece in modo che le donne acquisissero il diritto a correre tutti i km che volevano.

Sì, sono una runner che a volte guarda il crono, ma per capire se i parametri sono giusti: cuore, passo, calorie… , non per farsi ossessionare dal tempo.

Ho corso forte anche io, ho vinto un pochino (del resto con un papà come il mio non si poteva non avere l’ossessione del crono), mezzofondo veloce e campestri, però poi le cose sono cambiate. Ho trovato un nuovo equilibrio che mi fa stare bene, sentire forte fisicamente e mentalmente.

No, non corro più per il crono.

Corro semplicemente perché mi piace e pazienza se sono più lenta di te.

 

Irene Righetti alla New York City Marathon - Foto Running Post

E questa sono io all’arrivo della New York City Marathon: 4h20’07” il mio tempo

 

“Non corro per andare veloce, ma per dare al mio cervello un motore acceso al minimo sul quale far scorrere i pensieri” – cit. di Bruno Osimo

 

Fotografia di apertura e con Kathrine Switzer di Pierluigi Benini

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Running Post

2 Comments

  • Silvina scrive:

    Caspita Irene. Mi sono profondamente emozionata con il tuo racconto…sono mamma di tre figli, lavoro come imprenditrice e anche con ragazzi autistici. Ho tanti kili in più, lotto contro il diabete tra tante altre cose e corro per me, per la mia famiglia, corro per condividere momenti e per tracciare un camino che mi porta a stere bene con me stessa, ad accettarmi di più e ad essere più equilibrata. Io corro per vivere. Grazie Irene!

  • Irene scrive:

    Caspita Silvina, ora sei tu che fai emozionare me. Complimenti, hai tre figli, lavori e ti occupi anche di bimbi con problematiche. Mi inchino di fronte a persone come te. E poi corri! La corsa mi sa che ti aiuti a restare in equilibrio fra tante cose. Felice di averti emozionata; il post l’ho scritto di getto, senza pensarci troppo, è la mia personale esperienza e volevo condividerla con chi comete trova nel running un alleato per stare bene. Brava cara Silvina, spero un giorno di potere correre insieme a te. Grazie di cuore!!!

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