Marco Olmo in partenza per il deserto si racconta

Gli atleti che sfidava all’inizio nelle gare ultra (parliamo di una decina di anni fa) non gareggiano più, eppure sono ben più giovani di lui.

Marco Olmo invece è sempre lì, a 67 anni (ne compirà 68 anni il prossimo ottobre) corre sempre per su e giù per i monti più aspri e i deserti più estremi. Il suo fisico sembra non risentirne, nonostante non sia un ragazzino, anche se lui stesso racconta che non è più come un tempo e che il declino fisico per lui è iniziato all’età di 60 anni.

L’ho raggiunto al telefono nella sua terra, Robilante, un paesino di poche anime in provincia di Cuneo, dove tra l’altro il prossimo 5 giugno si svolgerà la seconda edizione del trail a lui dedicato, che ho corso anche io lo scorso anno (bellissimo!).

È in partenza per la Marathon des Sables, la gara che forse ama di più e che ha già corso venti volte, in programma nel Sahara del Sud del Marocco dall’8 al 18 aprile prossimo.

«Sono in partenza; la prima corsa si terrà domenica 10 aprile, una tappa al giorno per una settimana. Arriverò con il volo a Casablanca, poi mi sposterò a Ouarzazate, dove avrà inizio la gara».

Sei preparato? «Penso di sì, nelle gambe ho dei buoni allenamenti. Nell’ultimo mese ho fatto tre lunghi di 5, 6 e di quasi 7 ore. Non mi sono allenato dalle mie parti, ma mi sono spostato a Ventimiglia, perché ci sono degli itinerari più ampi».

L’anno scorso era la tua 20a Marathon des Sables…

«Già e sono arrivato 16°; il mio peggior risultato l’ho raggiunto due anni fa quando mi sono classificato 23°. Il migliore? Nel ’96, ’97, e ’99, terzo assoluto. Ma gli anni passano e aumentano i concorrenti, quelli forti che correvano con me le prime Marathon des Sables non si vedono più. Io invece sono rimasto fedele al deserto».

Quale sarà la tappa più dura?

«Quella più lunga di 95 km, poi a renderla impegnativa saranno la quantità di sabbia e il numero delle salite. Ogni anno, infatti, la prova viene resa più montagnosa e sabbiosa. Il percorso non lo conosciamo fino all’ultimo, si scopre lì, e ogni edizione cambia qualcosa».

L’attrezzatura che porterai con te?

«Quella obbligatoria: coltello, fischietto, specchietto, pompa aspira-veleno, una pila, il sacco a pelo, lo zaino, e 200 euro se ti ritiri per pagare il taxi che ti riporta a Ouarzazate. Mentre per ripararmi dalla sabbia avrò delle ghette cucite sulle scarpe».

E a livello di cibo cosa avrai con te, perché si tratta di una competizione in auto-sufficienza?

«Nello zaino avrò: 1 kg di Parmigiano, due kg di pappette per bimbi multi-cereali, 1,8 kg di barrette e gel da assumere lungo il percorso. Il pasto principale lo farò alla fine di ogni tappa. Tieni conto che partiamo al mattino, verso le 8.30-9, le prime due tappe mi terranno in ballo più o meno 4 ore, quella più lunga 12 ore e quindi avrò tutto il tempo per rifocillarmi e riposare. Per quanto riguarda l’acqua, la fornisce l’organizzazione ai check-point, ogni 10-12 km».

È vero che tra la notte e il giorno c’è una forte escursione termica?

«Già, tieni conto che di giorno la temperatura si aggira sui 37-38 gradi, di notte scende a 12».

Dormite in tenda?

«Non proprio, stiamo sotto una sorta di parasole che ci ripara anche dal vento, con la stuoia per terra sulla quale posiziono un materassimo di tre etti e il sacco a pelo. È importante dormire bene, diversamente l’indomani sei cotto e rischi di compromettere la prova».

Preferisci la Marathon des Sables o l’Ultra-Trail du Mont Blanc che tra l’altro ti ha visto trionfare per ben due volte  (2006 e 2007) di seguito?

«Ehehehe, la Marathon des Sables perché ti acciacca meno muscolarmente, ma il Monte Bianco mi emoziona di più perché c’è il pubblico che ti supporta. A livello paesaggistico sempre il deserto, con le sue dune infinite, i colori…».

Tornando alla prova, come si recupera una corsa a tappe così impegnativa?

«Ci vogliono almeno 15-20 giorni».

Renata, la moglie che generalmente lo segue nelle competizioni più dure, questa volta rimarrà a casa e al suo rientro gli preparerà qualcosa di gustoso, che cosa?

«Mi preparerà degli gnocchi conditi con l’olio d’oliva e il parmigiano, e poi un bel tiramisù».

Gnam, gnam…

In bocca al lupo Marco!