Marco Olmo: la mia Marathon des Sables

29° assoluto alla Marathon des Sables (21 le edizioni a cui ha preso parte, compreso un ritiro),un risultato non da poco vista l’asprezza del percorso (250 km nel deserto suddivisi in sei tappe) e il n. dei partecipanti (ben 1.245 per 973 arrivati), ma non per Marco Olmo, che non nasconde un pizzico di delusione.

«Ho tribolato moltissimo e come classifica potevo fare meglio, ma era molto caldo, c’era vento e forse ho gestito male le forze. Ho tirato troppo le prime due tappe e ho risentito l’affaticamento nei tratti successivi».

Il super atleta di Robilante, classe ‘48, correva per “I Run 4 Hope”, un’associazione che raccoglie fondi per i bambini con disturbi del deficit di attenzione e altre problematiche, insieme a team di atleti fortissimi: il portoghese Carlos Sà, il messicano Ricardo Mejia e gli statunitensi Jason Schlarb e Harvey Lewis, tutti quanti con un brillante curriculum nelle gare estreme.

«Come risultato non è male, ma se penso a ciò che ho patito e allo stress… Ero in una squadra forte e il mio problema era non deludere gli altri, oltre allo zaino avevo un carico aggiuntivo sulle spalle».

Che cosa ti ha creato più problemi durante la corsa?

«C’era un vento terribile, non sapevo a che andatura stessi andando, ero solo consapevole di stare facendo tanta faticava».

La parte più difficile della gara?

«La tappa lunga che è andata malissimo, 85 km, con start alle 11.15 e arrivo (per me) dopo oltre 12 ore. E qui ho corso e camminato, fermandomi solo ai check point per rinfrescarmi e prendere l’acqua, due bottiglie perché faceva davvero caldo, 38-40 gradi».

L’ostacolo più duro?

«Il caldo, le salite, il vento contrario e le dune».

Come si corre nella sabbia? «Bisogna cercare di spingere dolcemente e passare dove non è passato nessuno, anche se ormai è difficile perché si è in tanti e si parte in gruppo separati e a orari differenti».

Ma i passi devono essere lunghi o corti? «Eheheh ,dipende dalla potenza che hai, chi ha potenza va dappertutto».

C’è un atleta che ti ha impressionato maggiormente?

«Cosa vuoi che mi impressionino, i marocchini so che vanno fortissimo. Il vincitore, El Morabity, ha un personale di 2h08’ in maratona. Ma non mi ha fatto effetto, so che ha una marcia in più».

Che cosa hai mangiato durante le tappe? «Le mie solite cose: Parmigiano Reggiano, pappette per i bimbi, barrette energetiche e gel».

Sei dimagrito? «Non penso».

Hai avuto dei problemi fisici o ai piedi?

«No, niente. Giusto un’unghia nel terzo e quarto dito del piede destro, ma non è niente in confronto a certi piedi che visto».

Quando sei arrivato a casa Renata che cosa ti ha preparato da mangiare?

«Sono arrivato a Robilante tardi, alle 21; ho mangiato una torta salata di patate e un pezzo di tiramisù. Poi alle 22 ero già a letto».

Ma come si recupera una Marathon des Sables? «Personalmente non smetto di allenarmi, corro tutti i giorni un’ora, un’ora e mezza».

Nessun sport alternativo?

«No, sono mono sport».

Dopo tante maratone nel deserto, tanta montagna, non ti è venuta voglia di corse su strada?

«Ci ho pensato ma dovrei cambiare tutti gli allenamenti e poi se comincio a battermi per una categoria non ne esco vivo. Continuerò a partecipare a qualche mezza, 10 km, ma senza pensare al risultato. Qualche anno fa ho corso una 21 a Cuneo, che ho chiuso in 1h25’, ma avevo le scarpe sbagliate e il percorso era impegnativo».

Come, come?!?

«I 10 km li corro ancora sotto i 40 minuti».

Qual è il tuo segreto?!? Non ti spacchi, gli anni passano e continui ad andare forte, sei vegetariano eppure non ti manca nessuna vitamina…

Sorridendo mi dice: «Ho un buon motore. Orami forse è un po’ fuso, ma non mi lamento e dai, in fondo sono contento anche di com’è andata la mia Marathon des Sables».