Lo sballo del runner

lo sballo del runner - foto Running Post

Lo sballo del runner, meglio conosciuto come runner’s high, è uno stato di euforia, di benessere totale, provocato da un cocktail di sostanze chimiche del cervello che il nostro corpo produce in risposta a uno sforzo aerobico intenso, che chiunque può raggiungere, non solo gli atleti professionisti.

S’innalzano in primis le endorfine ed è come se una bacchetta magica ci toccasse la testa per farci entrare in uno stato di grazia.

L’ho provato più volte il runner’s high, soprattutto in gara. Ad esempio in occasione della maratona di New York 2013; non avevo mai corso 42 km, e non sapevo bene che cosa mi aspettasse e a dirla tutta la sera prima avevo fatto le ore piccole così, sulla mappa di Manhattan, avevo individuato il punto del ritiro, più o meno al 26° km, all’altezza della prima metropolitana. E invece?!? Succede che le gambe girano bene, anzi benissimo, il mio passo è costante e mi sembra di volare. Così quando mi ritrovo sulla famigerata First Avenue, immagino di stare correndo sulle mie amate e piattissime Mura. E scivolo veloce al traguardo senza accorgermene.

 

runner's high - runningpost

 

Ma è accaduto anche in competizioni più corte, “tiravo” ma non percepivo quasi lo sforzo. Sentivo solo un’estrema leggerezza. Una leggerezza mista a contentezza che permaneva anche a gara ultimata.

In allenamento non mi capita quasi mai, incredibilmente però l’ho provato sabato scorso. Sveglia alle 3.30 per via del fuso orario (sono tornata da un giorno da New York) e alle 6 sono uscita. Non ho dovuto fare molti chilometri per capire che ero in uno stato di grazia.

Pensando che il miracolo si sarebbe ripetuto, domenica mattina ho preso parte a una corsa campestre di soli 3,5 km, però questa volta ho solo fatto tanta fatica. Probabilmente era troppo corta la distanza, nonostante lo sforzo fosse intenso.

Mi sono confrontata con Valeria Straneo, vice campionessa mondiale 2013 di maratona, ed ecco che cosa mi ha raccontato…

«Qualche volta mi capita di stare particolarmente bene e di trovare il mio equilibrio dopo un’ora di corsa. È accaduto più di una volta di sentirmi imballata e poi a un certo punto dire: “ma come sto correndo bene!”.

È accaduto in qualche competizione di spingere e di non avvertire più di tanto la fatica.

Ad esempio in occasione dei Mondiali di Mosca 2013; non ho patito la gara nonostante andassi a 3’27” al km, e poi a Berlino 2011, quando ho terminato la maratona in 2h26”, ero in perfetto equilibrio, stavo correndo su ritmi veloci ma non lo percepivo, era come se andassi a 4’30”. È l’assenza di sforzo, è l’equilibrio».

 

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Questo stato di estremo benessere lo avverti anche a fine gara?

«Dopo la gara  – continua Valeria – sto bene ma è una cosa diversa, ho finito di correre e non esiste più nessuno sforzo, è normale avvertire uno stato di benessere.

Lo sballo del runner, nel mio caso lo chiamerei “equilibrio” e non mi succede sempre, talvolta faccio una fatica tremenda, ma quando accade entro in quella magica circostanza in cui sto spingendo ma non sto soffrendo più di tanto. È una sorta di correre “comodi”, ti senti nella comfort zone ma in realtà sei fuori dalla comfort zone. Rimani lucida e non vai fuori giri.

Ricordo un allenamento in Toscana con Emma Quaglia, entrambe eravamo stanchissime, dopo un’ora però successe qualcosa d’inspiegabile, iniziammo a ingranare e ci ritrovammo ad andare molto più veloci di quando iniziammo».

Ognuno di noi raggiunge in modo differente il runner’s high (e c’è anche chi non lo raggiunge); dipende da tanti fattori: dal nostro stato di forma, sensibilità, dai km, dall’intensità dello sforzo… Talvolta fatichiamo a definirlo, ma una cosa è certa, quando accade ce ne accorgiamo e ricordiamo per sempre. Ci sentiamo forti come Jeeg Robot o, nel mio caso, come Wonder Woman. Io almeno mi sono sentita così 🙂 E tu quando hai provato lo sballo del runner?!?

Fotografie di Tommaso Gallini

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