Giusy Versace: Rio e poi il ritiro

Si divide tra mille impegni, non sta mai ferma, tanto che è difficile starle dietro, per stessa ammissione della mamma Liliana. Eppure Giusy trova sempre il modo di passare un po’ di tempo con chi le sta a cuore 🙂 , a costo di fare i salti mortali. Incastrando l’incastrabile, facendo diventare la sua giornata di 30 ore…  Beh, non si può non amare! Nonostante gli allenamenti, il ballo, gli impegni in tv, a teatro e con la onlus Disabili No Limits, Giusy c’è!

Capita così che una domenica (prima della Domenica Sportiva che co-conduce con Alessandro Antinelli) ci incontriamo in un locale di Milano per mangiare un boccone insieme (e c’è anche mia sorella Silvia!).

Parliamo di tante cose, del suo presente e del suo futuro sportivo e lavorativo.

Ha fatto molte cose in questi ultimi cinque anni, ora però la priorità è Rio de Janeiro, o meglio i Giochi Paralimpici 2016.

«Ho ottenuto i minimi sui 100 metri, 14’44”, e anche sui 200; quest’anno mi sono allenata meno per i tanti impegni lavorativi ma, nonostante tutto, ho avuto un buon riscontro in pista, in particolare sui 200 metri. Questo mi ha fatto credere che sulle lunghe distanze possa raggiungere dei buoni risultati. Un anno fa sono stati inseriti i 400 metri categoria amputati donne, così ho deciso di buttarmi anche su tale distanza. Secondo il mio allenatore, Andrea Giannini, ce la posso fare. La speranza è di ottenere i minimi anche nei 400 metri perché avere i minimi in tre specialità dà maggiori possibilità di essere selezionata dalla Federazione (si saprà solo un mese prima dei Giochi se sarà scelta). Attualmente sono settima nel ranking internazionale, ma nel frattempo in Italia si sono fatte avanti altre amputate bilaterali che mi tengono testa».

La corsa è fondamentale nella sua vita, ma dopo Rio Giusy mi confida che pensa al ritiro.

«Questo è l’anno decisivo, in cuor mio sto decidendo di lasciare la scena agonistica, ho imparato ad amare la corsa quando ho perso le gambe perché quando corro non mi sento invalida; quindi continuerò ma senza l’impegno delle gare. Compirò 39 anni e gli allenamenti a questi ritmi mi hanno fatto rinunciare a tante cose a livello personale. L’Olimpiade è la ciliegina sulla torta; ci voglio provare, ma senza ansia».

Oltre alla corsa c’è anche l’impegno a teatro con Raimondo Todaro, vincitore con lei di “Ballando con le Stelle”. Insieme si esibiranno il prossimo 29 febbraio, alle ore 21, al Teatro Cagnoni di Vigevano.

«Ho trasformato il libro “Con la testa e con il cuore si va ovunque” in spettacolo teatrale, portando la mia storia in diverse città italiane, perché sia da stimolo, e per dare un senso al fatto di avere perso le gambe».

Il ballo, al pari della corsa, le ha regalato tante emozioni, permettendole tra l’altro di abbattere un limite che lei stessa si era posta: calzare le scarpe con i tacchi. Che suonerebbe banale, se non fosse che i suoi piedi non sono mobili.

«Il ballo mi ha regalato emozioni, mi ha permesso di rimettere i tacchi e di ritrovare una parte femminile che mi mancava. Dico alla gente di non porsi dei limiti quando per prima mi ero posta il limite dei tacchi, perché avevo fatto una prova due anni dopo l’incidente ed ero caduta, il mio cervello aveva catalogato la cosa come mission impossible. Così quando Milly Carlucci mi chiese di mettere i tacchi dissi che era una follia, ma provai. Vedendo la mia figura slanciata, certo con un tacchetto perché il mio piede si può inclinare fino a un massimo di 5 cm, sono rimasta senza parole. Poi ho iniziato a camminare nei corridoi ed ero disinvolta. Quindi sono passata al ballo, senza cadere, senza commettere errori. Quella era già la mia vittoria, per la prima volta a nove anni dall’incidente potevo mettere i tacchi. E ballare, come tutti».

E si è trovata talmente a proprio agio con le scarpe alte che ora non ne può fare a meno.

«Sono lanciatissima; nel frattempo c’è stata un’evoluzione, ora li porto di 8 cm. Alla Domenica Sportiva li ho sempre, al mio fianco c’è il giornalista Alessandro Antinelli che è altissimo».

Già perché a fine agosto dello scorso anno è entrata a fare parte della squadra sportiva della Rai.

«Quando mi ha chiamato il direttore Paris pensavo di essere su “Scherzi a parte” e gli ho chiuso il telefono in faccia. Ero un po’ titubante, non sapevo se accettare o meno perché è una responsabilità, è la trasmissione più longeva della Rai, va in onda da 62 anni, diretta da professionisti. Ma ho pensato che fosse l’anno olimpico e di conseguenza paralimpico, ed è una trasmissione che consente di tenere finestre aperte anche su altri sport cosiddetti minori. Un’esperienza formativa, che mi permette di dare un po’ di luce al movimento che rappresento».

Mmm, non mi resta che chiederle quali siano i suoi progetti futuri.

«A stento riesco a programmare ciò che farò la prossima settimana. Una cosa è certa, non starò ferma».

Anche perché molte cose sono arrivate all’improvviso, come il volo dell’Aquila, in piazza San Marco, per il Carnevale di Venezia nel 2015 (pochi giorni fa ha ceduto il testimone a Saturnino).

«Mi sono sentita un angelo. Senza le gambe sono tornata a guidare, correre, ballare, e persino a volare. È proprio vero che non ci sono limiti, se hai la testa forte e il cuore pulito puoi andare dove vuoi».

 

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