Giappone: ossessione running

Ci siamo! Domenica si corre la Tokyo Marathon, la prima World Marathon Majors della stagione, ovvero la prima delle sei maratone più blasonate del pianeta (con Londra, Boston, Chicago, Berlino, New York), in cui concorrono i maratoneti e le maratonete più forti del globo terrestre e dove i partecipanti sono migliaia, al pari del pubblico che fa il tifo lungo il percorso.

Una 42 km abbastanza giovane, poiché è stata inaugurata nel 2007, ma che fa già grandi numeri, basti pensare che lo scorso anno ha registrato ben 35.310 finishers.

Del resto il fascino che suscita questa gara è innegabile, e non a caso sono sempre di più gli italiani che decidono di correrla, perché?!? Il motivo principale probabilmente sta nell’attrattiva del luogo, nella sua cultura e tradizione, rimasti intatti nonostante l’apertura all’Occidente e alla modernità.

Tradizione che passa anche attraverso la corsa… Lo scrittore, Adharanand Finn nel suo libro “L’arte giapponese di correre”, spiega come i nipponici siano letteralmente ossessionati dal running, e pare addirittura che ci siano dei monaci che corrono mille maratone in mille giorni per raggiungere l’illuminazione.

Beh, mica male eh?!?

Finn, che ha vissuto per sei mesi in Giappone ed è lui stesso un runner amatoriale, ammette che le più importanti corse su strada vengono vinte da kenyani ed etiopi, ma nel 2013 (il periodo in cui ha studiato gli atleti giapponesi), solo 6 dei 100 maratoneti più forti del pianeta non erano di origine africana. Di questi 6 però 5 erano giapponesi. Tra le donne, 11 runners su 100 erano giapponesi. Quello stesso anno nessun atleta britannico ha completato una 42 km in meno di 2 ore e 15 minuti. Negli Stati Uniti solo in 12 l’hanno fatto. Il Giappone, che ha la metà della popolazione USA, ha visto ben 52 nipponici chiudere una maratona in meno di 2 ore e15 minuti.

E nella mezza maratona sono persino più forti.

Il 17 novembre 2013 ha assistito alla 21 km di Ageo (città nella parte settentrionale di Tokyo) alla quale hanno preso parte parte tantissimi studenti (anche se mancavano molti campioni universitari). Il vincitore quell’anno è arrivato dopo 62 minuti e 36 secondi, un risultato buono ma non eccezionale e infatti non è stato il tempo ad averlo colpito. In genere il primo fa il vuoto dietro di sé o tutt’al più ha alle sue spalle il secondo e il terzo. Non qui… Dopo di lui sono transitati ben 18 studenti sotto i 63 minuti. In Inghilterra, nel 2013, solo un atleta ha chiuso una mezza maratona con questo tempo. Lo studente piazzatosi al 100° posto ha chiuso in 64 minuti e 49 secondi, tempo che in molti paesi europei gli avrebbe consentito di diventare il campione nazionale.

Tornando ai giorni nostri, lo scorso 7 febbraio, in occasione della Kagawa Marugeme International Half Marathon, vinta dall’eritreo Goitom Kifle in 1h00’49”, seguito dal kenyano Dominic Nyairo, 1h00’50”, e dal giapponese Keijiro Mogi, 1h00’54”, ben 7 maratoneti nipponici hanno chiuso sotto l’1h02’.

37 partecipanti sotto l’1h03’, dei quali 31 del Sol Levante. Segue uno stuolo di giapponesi (61!) che ha terminato la prova sotto l’1h04’. Pensate che il nostro campione italiano di mezza maratona 2015, Andrea Lalli, si è aggiudicato il titolo tricolore in 1h02’54”, tempo che in questa 21 km gli avrebbe consentito di arrivare 32°.

Bisogna ammettere che in Giappone c’è un’enorme riserva di talento sportivo, soprattutto nella corsa di lunga distanza.

Che abbia ragione lo scrittore Finn… Qualcosa sta succedendo In Giappone?!? Chi correrà la maratona di Tokyo potrà verificarlo di persona 😉

Foto by Nicolò Bonaccorsi