Francesca Schiavone: una maratona dopo il tennis

Eccomi alle prese con una persona che amo particolarmente… No, non è una runner ma aspira a diventarlo. È una tennista, o meglio una fuoriclasse del tennis, la prima italiana ad avere vinto un Grande Slam (già perché nel frattempo Flavia Pennetta ha vinto gli U.S. Open). Di chi sto parlando? Di Francesca Schiavone, classe 1980, milanese, che correrà una maratona non ora ma quando smetterà di giocare.

L’ho incontrata al Quanta Club di Milano per Runner’s World, il magazine per il quale scrivo, e l’ho intervistata. E mi è piaciuta un sacco!!! Beh, se vi siete persi la nostra chiacchierata, ve la ripropongo .

 

GLI ESORDI NELLA CORSA

«Ho iniziato a correre con papà Francesco, avevo dieci anni e tutte le domeniche lo seguivo nelle sue corse».

E ha continuato…

«Quando vado in campagna (possiede una casa in Val Camonica), la prima cosa che faccio è andare a correre sulle colline, adoro i saliscendi. La distanza massima che mi concedo? 12 km, non di più, diventerebbe impegnativo per le mie ginocchia e le articolazioni».

Nel tennis si corre tanto e il running è parte integrante degli allenamenti.

«Non facciamo del “fondo”, ma molto lavoro aerobico e veloce, che so 15 secondi di corsa veloce e 15 di recupero senza sosta. È un training che mi piace molto e possiamo variare. Generalmente corriamo non oltre i 45 minuti perché ai tennisti non serve, se corro di più è perché mi piace».

 

LA CORSA PER RECUPERARE IL JET-LAG

Il running l’accompagna anche nelle continue trasferte oltreoceano.

«Il jet-lag? Se appena arrivi vai a correre, recuperi più in fretta».

Un amore vero quello per il podismo che la fa stare bene.

 

Francesca Schiavone - foto P. Benini per Running Post

 

«La corsa è liberatoria, quando esco mi guardo attorno, mi godo la natura, il caldo, il freddo, la pioggia… Il tennis invece è sia passione che lavoro, e in campo non posso permettermi distrazioni».

C’è una giocatrice che lo scorso anno ha stupito tutti perché, ancora in attività, ha corso una maratona, si tratta di Caroline Wozniacki. Che cosa pensa di lei Francesca?

«È stata bravissima, l’ho vista allenarsi: teneva una media di 12 km orari sul tapis roulant. Le ho detto: “senti dove dobbiamo arrivare? E lei, a 42 km. Beh, io ti accompagno per una decina, poi ti lascio andare».

 

UNA MARATONA DOPO IL TENNIS

Una maratona non è da tutti, per di più se di mestiere fai la tennista, uno sport che richiede forte reattività ed esplosività, però non si sa mai, ci ha mai pensato?

«Una 42?!? Potrei pensare a una 21 km; correrò una maratona quando smetterò di giocare. Potrebbe essere il mio obiettivo. Se dovessi sceglierne una opterei per quella di New York, oppure in Asia, adoro quel continente».

Le ricordo che una maratona lei l’ha già fatta, contro Svetlana Kuznetsova, e l’ha pure vinta. Un match rimasto nella storia del tennis come il più lungo, 4 ore e 44 minuti, giocato tra due donne in un torneo del Grande Slam.

«Più si allunga la partita e più ho la possibilità di vincere per le mie qualità fisiche e mentali; la maratona però ancora mi spaventa, ma potrebbe essere una bella sfida. La mia fibra è esplosiva, la costanza la soffro di più». Poi aggiunge: «però mi piacerebbe anche provare un Ironman».

Sicura, le dico? E quando le spiego le distanze delle tre discipline cambia idea.

Glisso sul luogo più bello che le piacerebbe visitare. «Mi piacerebbe vedere i paesi del nord: la Norvegia, la Svezia, soprattutto d’inverno».

 

Francesca Schiavone e Irene Righetti - Foto Running Post

Eccomi con la grande Francesca Schiavone in un super selfie

 

La Leonessa, come la chiamarono alcuni cronisti dopo la vittoria parigina, inizia a pensare al suo futuro.

«Ho nuove idee e arriverà qualcosa di interessante e motivante. Mi impegnerò con i ragazzi, spiegherò loro, attraverso la mia esperienza, come affrontare al meglio il tennis. Partirò con delle clinic a Milano, ma non solo».

Però prima di dedicarsi ai giovani ha un sogno, che prevede sempre la racchetta e tanto sudore.

«Mi piacerebbe fare una prestazione grande in questo momento, penso a uno slam.

Magari a Melbourne, amo l’Australia, tanto che in passato ho pensato di trasferirmi a vivere lì. È un luogo di sportivi, è easy, ha cultura, e un forte rispetto per coloro che si impegnano nello sport».

 

FOCUS 

Hobbies: adora giocare a golf e appena avrà più tempo promette che si allenerà in questo sport.

Dieta: non segue nessun regime alimentare e dice «più mangio, meglio è, però mi sono accorta che per avere energie occorre cibarsi in modo corretto».

Importante è la colazione che prevede proteine e carboidrati come bresaola, prosciutto, uova e pane bianco. E come spuntino yoghurt e marmellata.

Cibo preferito: spaghetti alle vongole quando è al mare, alla carbonara quando è in città.

Sportivi di riferimento: Steffi Graff, Monica Seles, Gabriela Sabatini, Martina Navratilova, e al maschile Sampras e Agassi. Tra gli italiani apprezza il talento di Panatta, nonché il lavoro e la costanza di Barazzutti.

Abbigliamento: jeans, scarpa sportiva e maglietta. «O camicia che è sempre elegante e giacca».

Dentro e fuori dal campo: «Fuori porto gli occhiali, mi manca un grado e mezzo. Quando gioco metto le lenti a contatto».

Adora: leggere thriller e libri gialli, le piace Ken Follett. «Leggo generalmente di sera ma anche durante i tornei, per non bruciarmi il cervello pensando al match».

Sul comodino accanto al letto ha: un libro e un paio di foto che ritraggono la nonna, la mamma, il papà e il fratello Gabriele (più grande di due anni).

 

Pierluigi Benini e Francesca Schiavone - Foto Running Post

Pierluigi Benini fotografa Francesca Schiavone sul campo

 

Fotografie di Pierluigi Benini

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Running Post

 

 

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