Dialogo con le ginocchia di una runner pentita

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Sì, lo ammetto ho avuto un dialogo con le mie ginocchia… Perché non c’è cosa più monotona dello stretching, almeno per me, e in tutta sincerità vi dico che ho sempre cercato di evitarlo.

Si corre, evvai! Segue l’ allungamento! Neanche per sogno, ogni scusa è buona per saltarlo e fare qualche km in più. Ma i conti arrivano, inesorabili… Già le mie ginocchia improvvisamente si sono ribellate e mi hanno urlato: «Ci devi rinforzare, capito?!? Altrimenti ti molliamo!».

Aspettate, aspettate, come mi mollate?!? Conosco la strada, conosco la terra del cross, conosco la pista, ho corso due maratone, innumerevoli mezze, tantissime 10 e 5 km.

«Ecco, appunto, ricordati che noi siamo come le ruote della tua auto, più ci usi e più ci consumi».

Cosa dovrei fare? «Allungamento, esercizi di potenziamento e diversifica gli allenamenti».

Quindi? «Dai che lo sai… Ti ricordi quando facevi triathlon? Avevi infortuni? No, perché ci davi respiro alternando la corsa al nuoto e alla biciletta. Fai lo stesso e poi iscriviti in palestra».

Se faccio tutto questo, non mi lasciate e posso continuare a correre? «Certo che sì, ma per una volta dacci retta e vedrai che volerai».

Detto fatto. Ho iniziato la palestra… Da tre giorni. Il coach dopo avere guardato i risultati della risonanza magnetica mi ha detto: «Ah però, le hai usate parecchio le tue povere ginocchia». Ahhahaha.

Bene, mi dice, si parte con un allenamento blando di potenziamento che mi impegnerà due ore alla settimana.

Okay, devo andare alla Leg Extention. What? Okay, capito, punto dei pesetti leggeri e metto i piedi a martello e con le gambe vado su e giù. Tre serie da 12 con un peso da 5 kg.

Non è difficile ma, infatti, il bello deve ancora arrivare con la Sosta isometrica alla parete.

In pratica devo spiacciccare la mia schiena sul muro della palestra, poi piego le gambe a novanta gradi, metto le braccia lungo i fianchi e mantengo la posizione per 40 secondi. Facile …. Fino al 21° secondo poi mi tirano le cosce in maniera pazzesca. Fine!!!! E no mi dice il coach, devi ripetere per altri 40 secondi.

Poi via sulla Tavoletta propriocettiva. Che cos’è? Me l’allunga. È una tavola di legno con una semisfera attaccata sotto. Mi fa togliere le scarpe e mi dice di piegare le gambe e di restare in equilibrio sulla tavola per i soliti 40 secondi. Cado, adesso cado, no no, ce la faccio, quasi. Poi ripeto. È difficilissimo mantenere la posizione, balla tutto.

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A cosa serve? Incrementa la forza muscolare senza sovraccarico, quindi tonifica ma non ci fa diventare le cosce a rana.

Finito?!? No, c’è lo Skimmy. Oddio, che cos’è ?!?

È una pedana propriocettiva in gomma, di forma circolare e schiacciata, ad alto assorbimento. Serve per la rieducazione dei disturbi dell’equilibrio e io ne ho bisogno, non c’è che dire. Vai su con un piede, piega la gamba, tieni l’altra a penzoloni e resta in equilibrio per 40 secondi, quindi fai lo stesso con l’altra gamba.

 

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E arrivano gli Adduttori… Per allenare i muscoli interni delle cosce e gli Abduttori, quelli esterni. Qui vado liscia perché fa tutto la macchina. Appunto. Ma qual è la macchina? L’allenatore si è allontanato, sono sola di fronte all’immensità della palestra piena di macchinari che mi sembrano tutti uguali e hanno il nome scritto in minuscolo. Comincio a scorrerle tutte ma non trovo niente. Vedo un ragazzo con le cuffiette immerso nei suoi esercizi che ovviamente disturbo e per fortuna mi indica l’aggeggio giusto.

 

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Ce l’ho fatta! Finiti tutti gli esercizi. Ginocchia, come vi sentite? Hello? C’è nessuno? Niente, non arriva alcuna risposta. Allora state bene 🙂

Domani si corre, ma non farò troppi chilometri, promesso. Martedì prossimo poi si replica con la palestra. E ricordate di non trascurare lo stretching, fatelo tutte le volte che potete, parola di runner pentita 😉

 

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Fotografie di Andrea Menichelli

 

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