Che spettacolo Venezia con le scarpe da running!

Sveglia all’alba, aiutooooo!!!

Per fortuna l’ora solare mi ha regalato un’ora in più di sonno, però è ancora buio quando apro gli occhi. Dai non pensarci, lavati la faccia e vedrai che andrà meglio. Mi dico. Mah, insomma.

Mangio 5 biscotti, bevo del caffè nerissimo e parto. Direzione Mestre, in compagnia di Silvia, mia sorella, runner molto competitiva che questa volta si deve accontentare (si fa per dire) della non competitiva.

Ho deciso all’ultimo di partecipare alla VM10KM Garmin Forerunner Tour (che ha raggiunto gli oltre 4.000 iscritti!), la gara abbinata alla Venice Marathon (8.000 i partecipanti e 6.641 gli arrivati) che parte da Mestre e arriva a Venezia. In pratica una corsa che ricalca l’ultimo tratto della maratona, il più bello, perché è quello che si snoda in gran parte nella città lagunare.

Guarda di qua, guarda di là, le gambe sono leggere come non mai.

Chissenefrega della fatica di fronte a tanto splendore?!! Venezia l’ho vista tantissime volte, eppure… A passo di corsa sembra meravigliosa.

Partiamo dall’inizio. Siamo a Mestre. Prima un’ondata e poi un’altra, la nostra. Attraversiamo il parco di San Giuliano e dopo un paio di chilometri ci ritroviamo sul Ponte della Libertà, un rettilineo pianeggiante lungo circa 4 km circondato dal mare. Avete presente il tratto che fate in treno (quando ad un certo punto si mette ad andare lentissimo) per arrivare a Venezia? All’improvviso vi trovate circondati da uno specchio d’acqua. Ecco, stiamo correndo lì. Ci siamo!!! Cominciano i ponti, addolciti da rampe di legno che, nell’ambito del progetto “Accessible Venice” permarranno fino al prossimo giugno.

Sono 14 in totale i ponti che dobbiamo superare negli ultimi km di gara. Il mare invade una parte del selciato su cui corriamo; cerco di fare attenzione a non bagnarmi i piedi per non arrivare con le scarpe inzuppate (non ho quelle di ricambio!). Silvia ci facciamo una foto?!? Dai, dai. Per una volta che finalmente riusciamo a correre insieme, cristallizziamo questo momento! Click, click. Immortalate! Possiamo proseguire, felici e sorridenti. Ma ora andiamo, mi grida, forza! Giungiamo sul ponte di zattere sopra il Canal Grande. E dopo sette ponti ci ritroviamo nella meravigliosa Piazza San Marco. Andata e ritorno, incrociando chi ci precede. Una ragazza accanto a me si toglie le scarpe. Hai i piedi bagnati le chiedo? Mi rassicura: «no, mi fanno solo male». Così in Riva Sette Martiri fa un arrivo trionfale alla Abebe Bikila, attirando l’attenzione dello speaker che le fa la mia stessa domanda.

Eccoci, medaglia al collo, banana e bottiglietta d’acqua. Il traghetto per Tronchetto è già pronto e non c’è neppure la fila. Ma restiamo ancora un po’ per attendere l’arrivo dei primi maratoneti.

È un terzetto tutto keniamo ad aggiudicarsi la gara: primo Julius Chepkwony Rotich, 2h11’08”
, secondo Robert Ndiwa, 2h13’16″
e terzo Emmanuel Sikuku (Ken) 2h15’22“. Il nostro Domenico Ricatti è quarto in 2h15’28”, e ai microfoni Rai dirà che ama Venezia perché gli ricorda la sua Barletta, la città di Mennea, dove quando corri tocchi il mare.

E le donne? Che finale! Con la lunga volata dell’etiope Ehite Gebireyes (2h35’19”) che va a vincere sulla connazionale Derbe Godana Gebissa (2h35’21”). Beh insomma la sua corsa era un po’ scomposta e sembrava facesse uno slalom. Terza la keniana Caroline Chepkwony (2h35’49”).

Stupenda gara, ottima organizzazione, città fiabesca. Sole! Silvia al mio fianco. Cosa desiderare di più?!? Grazie Mara per avere esaudito il mio desiderio di correre in laguna con mia sorella al mio fianco!

 

 

 

 

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