Arrivare ultimi per sentirsi primi

Arrivare ultimi per sentirsi primi. A volte succede…

Certo la storia ci parla solo di chi taglia il traguardo davanti a tutti, di chi fa l’impresa, alza le braccia mentre il nastro colorato si sfila. Non si ricorda mai (o quasi) di chi si piazza in fondo al gruppo. Eppure chi corre in ultima fila soffre e fatica di più di chi sta in testa al gruppo. Lo stesso Stefano Baldini lo ha ammesso. Un maratoneta lo avvicina e gli fa i complimenti, il Campione olimpico gli chiede con che tempo abbia chiuso la prova e poi gli risponde:«Sei stato più bravo tu, sei rimasto sulle gambe quasi il doppio del mio tempo, io non ce la farei».

La fatica fisica e quella mentale infatti si moltiplicano… Eppure il runner in fondo al gruppo chiude sempre la competizione. Volontà, determinazione, sguardo rivolto in avanti, obiettivo ben presente, è un tipo tosto quello che arriva negli “eccetera”.

Ne ho incontrati tanti di tosti… Lisa Jackson, lo scorso marzo ha preso parte alla 261 Women’s Marathon. Le restavano ancora due giri (erano quattro in tutto), era sola, ma all’inizio del terzo un’altra runner che aveva già terminato la sua corsa le si affianca e le dice “corro con te”, e insieme chiudono la 42 km. Sono certa che sia nata un’amicizia.

Barbara Cremaschi che, senza sapere che cosa l’aspettasse, decide di partecipare alla mezza maratona di Verona. Avrebbe dovuto fare il percorso insieme a una persona esperta che all’ultimo ha dato forfait. Che fare?!? Non partecipare? Non ci pensa neppure per un attimo perché il giorno della gara era un giorno speciale, il 15 febbraio, infatti, compiva gli anni il figlio Umberto. 21 anni, proprio come i km che si preparava ad affrontare. È stata dura perché a metà percorso non ha visto più nessuno, inseguita dall’ambulanza che l’ha scortata fino alla fine. Era sola, ma voleva chiudere la gara. Ha avuto attimi di sconforto, soprattutto quando assetata è arrivata ai ristori quasi totalmente depredati dai runners che l’hanno preceduta. Ma di ritirarsi non ci ha mai pensato. E quando è arrivata in fondo, una folla di giornalisti l’attendeva e applaudiva. Era ultima ma sembrava prima!

Daniele Vassalli corre da una trentina di anni e non perde una gara. Se il percorso è molto lungo, come una mezza maratona o una maratona, fa dei tratti camminando, per evitare di fermarsi, perché il traguardo lo vuole tagliare. Dice:«è una sfida vinta in questo modo». E non è certo un problema arrivare in fondo al gruppo:« Ultimo ci sono arrivato parecchie volte nelle nostre gare provinciali e di certo per me non è un problema o non la ritengo una cosa di cui devo vergognarmi. Pensa che durante un Vivicittà sono arrivato ultimo scortato dall’ambulanza 118 e come pettorale avevo proprio il numero 118. Un’altra volta arrivai ultimo scortato da un apecar con la scopa vera e propria attaccata dietro, quindi feci un vero e proprio servizio scopa».

Primi o ultimi?!? Ultimi o primi?!? Chi vince? I primi sono primi, certo, ma gli ultimi spendono maggiori energie mentali e fisiche, devono fare i conti con la solitudine, una grandissima forza di volontà… Quindi ?!? Mi sa che alla fine non ci siano perdenti, ma solo vincenti. E poi tutti guardiamo in avanti. Cosa troviamo alla fine non lo sappiamo, conta avere avuto il coraggio di partire… E di finire la gara!

Voi che cosa ne pensate?!?

 

 

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